ArticoliMay 20th, 2006CaGi
di Michele Serra?
Giovanni Caressa non è un nome famoso della satira politica. Si firma CAGI con una stella al posto del puntino, ma di questo vi diremo in seguito.
Nasce presso la casa dove trascorse l’infanzia Quinto Orazio Flacco. Il poeta latino deve avergli arrovellato l’anima con le sue satire.
Al giornalismo si può approdare per mille vie, tutte più o meno tortuose. In realtà Giovanni vi è arrivato attraverso la politica. La vignetta, così come il saper scrivere, è solo un mezzo di comunicazione.
Ma è l’intuito politico che lo ha portato ad esprimersi in mezzo ai fatti ed alle questioni più vive di un paese come Venosa.
Il Foglio, periodico a diffusione locale (nato prima di quello di G. Ferrara), lo ha lanciato, dopo che Giovanni aveva disegnato per le Feste de l’Unità per diversi anni. Vediamo più da vicino che cosa ha combinato da allora.
Il suo disegno, sia detto senza offesa per Giovanni, ha certamente alcuni tratti in comune con Forattini: è simile l’impostazione nel modo di raffigurare i personaggi, incline a coglierne con un certo scrupolo “veristico” i tratti fisionomici. La “caricatura”, cioè l’accento di deformazione grottesca, è leggera, discreta. Ma alla impostazione di stampo più intellettuale, astrattiva, graficamente artistica di Forattini, Giovanni contrappone la sua matrice naturalistica.
Lo stesso, peraltro, ha sempre rivendicato le sue origini di autodidatta. Per creare satira bisogna avere avuto passioni, percorsi ed una propria visione della realtà.
Giovanni ha la battuta precisa, pulita ma il suo antimperialismo e l’anticlericalismo sono un po’ datati; del resto questi sono bersagli obbligati per chi fa satira sul serio. L’anticraxismo ne tradisce la militanza nel P.C.I. e da qui nasce, molto probabilmente, quella stella al posto del puntino.
Pur tuttavia la sua satira non tollera l’obbedienza appiattita e zelante verso il Partito.
In un momento in cui la satira stampata si sta logorando, sia perché ripetitiva e povera di artisti in gamba come Ellekappa, Vincino, Altan, Vauro, sia perché i personaggi e le vicende della politica sono sempre gli stessi da un po’ di anni e quindi fin troppo sfruttati.
Milano, luglio 1989