Jun 09 2006

Nuvole Barocche

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I ‘bell’ «Post», per me, ricevuti

L’ultimo sorso
di Viviana C.
Adesso aveva deciso, si, le avrebbe detto tutto. L’avrebbe portata nel suo posto preferito da dove si vedevano le colline, i tetti rossi delle case e il campanile. Si sarebbero seduti e le avrebbe parlato mentre da non molto lontano si sarebbero sentite le voci dei bambini e l’abbaiare nervoso di un cane. Le avrebbe detto di quanto gli piaceva guardarla, di come erano belli i suoi occhi. Avrebbe acceso una sigaretta con le mani umide e le avrebbe detto che, si, per lei avrebbe mandato a fanculo tutto, l’università, il sogno di diventare uno scrittore, Fante e Bukowski e che l’avrebbe seguita fin dove lei avesse voluto, che avrebbe fatto di tutto per lei. A quel punto la luce sarebbe diventata rossa, l’aria dolciastra e lei col vento tra i capelli avrebbe pianto, gli avrebbe detto che l’amava. Si sarebbero abbracciati, baciati, e amati per sempre.
La voce del cameriere squillò facendo sparire in un attimo lei, le sue labbra, il vento, il tramonto, il cane, i tetti, le colline. Alzò gli occhi, vide la bottiglia ormai vuota che aveva cominciato a bere un’ora prima, il bicchiere ancora mezzo rosso – ora devo solo alzarmi, andare da lei – pensò. L’ultimo sorso. La testa poggiata sul tavolino, si addormentò e sognò ancora di lei.

Bologna

Pensava alle grigie strade assolate che serpeggiano fra i boschi della sua terra. Il treno viaggiava lento nella nebbia. Lui pensava al sole, a quando da bambino cercava di fissarlo fino a quando gli occhi non gli lacrimavano.E restava lì, seduto su un albero di fichi con le gambe a penzoloni e la testa fra le foglie e i rami alti. Le cicatrici sulle ginocchia, le mani sporche di terra. Pensava alle castagne calde, a suo nonno che le arrostiva nella brace mentre gli raccontava la storia del bracciante ucciso in uno sciopero una fredda mattina di gennaio.
Sul treno faceva freddo, lo sentiva nelle ossa e cercò di rannicchiarsi nel cappotto profumato di lavanda. Era lo stesso profumo che sentiva quando si avvicinava alla nonna per darle un bacio. Lei segnata dalle rughe, non sembrava esser mai stata quella ragazza con gli occhi neri grandi sulle foto in bianco e nero che teneva sul comodino della camera da letto. Il treno si fermò. Nella nebbia, le gocce di pioggia scivolavano sul finestrino. Sarebbe stato per ore lì a guardarle scendere una ad una, immerso nei ricordi. Si alzò piano, prese la valigia.La porta del treno si aprì e scese. In stazione c’erano uomini con cappelli e ombrelli. Lui preferì sentire la pioggia sul viso. Erano le 23.27, il treno aveva ritardato di quaranta minuti. Attraversò il sottopassaggio e scorse la città. Luci nel buio, nebbia fitta, e se ne innamorò subito.
Laura

Al titolo pensaci tu

“Come un prato intero dentro un fiore,
come un piccolo raggio di sole
o lacrime di temporali,
sei arrivato tu.
Per le mie paure, i miei dolori,
sei il disinfettante dei miei mali,
di quelli che non fan bruciare.
Mi curi bene sai.
Ma, forse, sei soltanto il sogno che vorrei,
e allora dormo e non mi sveglierò mai più.
Il mio cuore è da ristrutturare un po’
Ma tu sei tutto quel che ora ho.
Forse questo spazio è piccolo per te.
Sei il mio pianeta,
sei il mio segreto,
sei tutto quel che ho.
Sei tutto quel che basta per vivere.
Forse sei soltanto il sogno che vorrei,
e allora dormo e non mi sveglierò mai più”.
Lily

L’amore trasforma l’uomo

Ci sono momenti in cui vorremmo tanto aiutare una certa persona, ma non possiamo fare niente. O le circostanze non ci consentono di avvicinarci, o quella persona è restia a qualsiasi gesto di solidarietà e di appoggio.
Allora ci rimane solo l’amore. Nei momenti in cui tutto il resto è inutile, possiamo ancora amare, ma senza aspettarci ricompense, cambiamenti, ringraziamenti.
Se riusciamo ad agire in questa maniera, l’energia dell’amore comincia a trasformare l’universo intorno a noi. Quando questa energia compare, riesce sempre a compiere il suo lavoro.
“Il tempo non trasforma l’uomo. Il potere della volontà non trasforma l’uomo. L’amore lo trasforma”, dice Henry Drummond.
Raffaella

Insonnia

Sono le sei, quando decido di abbandonare definitivamente l’idea di dormire. Fuori qualcuno è già sveglio, mi alzo, vado in bagno, mi guardo nello specchio mmmh… Caffè, amaro. Fette biscottate e miele.
Stanotte non riuscivo ad addormentarmi, gli occhi mi lacrimavano, ma rimanevano aperti a fissare il buio. Un incubo? macchè ero sveglia! Adesso so dirvi con esattezza che gli uccellini cominciano a cantare alle cinque e dieci, quando fuori la luce diventa argentata, i lampioni si spengono alle cinque e quaranta. Ah, i vicini sono rientrati alle quattro e mezza.
Intanto penso al tempo sprecato, senza sonno e senza sogni… Speriamo almeno oggi ci sia il sole… buona giornata!
Viviana

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