Teatrando…
…Teatro è una parola greca che significa ‘posto per guardare’, ed è bello perché si può intendere un posto per guardare uno spettacolo ma anche un posto per guadare se stessi.
[Eduardo De Filippo]
—————————————

—————————————

Paradossi d’estetica
L’aporia (difficoltà derivante dall’uguale validità di due ragionamenti opposti) che tocca invincibilmente l’arte (e in generale, il “bello”) e rende radicalmente im-possibile ogni teoria intorno ad essa, è, nella sua radice, la seguente: gusto della massa, o gusto dell’individuo? Arte popolare o arte aristocratica?
In breve.
Opera d’arte (vera – e l’aggettivo è superfluo) è quella che piace ai più o quella che piace ai meno? Quella che piace a “tutto il popolo”, alle masse, o quella che piace ai cenacoli, alle élites, quella per comprendere la quale occorre cultura superiore e spesso erudizione? È quella che scuote i grandi strati della popolazione, o quella che solo i pochi colti possono apprezzare? Dunque è quella dei vecchi teatri diurni, degli spettacoli cinematografici ad effetto, dei romanzi sensazionali, o quella delle sale che frequentano e dei libri che leggono soltanto gli artificiosi e i poseurs?
Sono, tutti questi, problemi di cui una breve riflessione ci rivela tosto l’insolubilità; e l’in-solubilità di essi significa insolubilità del problema estetico in generale: cioè impossibilità di costruire una dottrina del bello.
A volte per farsi capire bisogna tacere. La vignetta sull’arredo urbano di via Frusci è bianca, il colore della castità che in satira muta in colore del castigo. Via Frusci, Via tutti!
La poesia sta al lusso come la prosa sta all’analfabeta. Sarebbe stato meglio “poesia del bello”, ma purtroppo tra il bello e il lusso c’è di mezzo il mare (inquinato naturalmente)
SONETTO DELL’ASINO
O sant’asinità, sant’ignoranza,
Santa stolticia e pia devozione,
Qual sola puoi far l’anime si buone,
Ch’uman ingegno e studio non l’avanza;
Non gionge faticosa vigilanza
D’arte qualunque sia, o ‘nvenzione,
Né de sofossi contemplazione
Al ciel dove t’edifichi la stanza.
Che vi val, curiosi, il studiare,
Voler saper quel che fa la natura,
Se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura;
Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare,
Aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
Eccetto il frutto de l’eterna requie,
La qual ne done Dio dopo l’essequie.
Giordano Bruno dalla Cabala del Cavallo Pegaseo
Ma chi è brutto ha il diritto morale di partecipare alla bellezza?
Chi non sa contare ha il diritto alla fortuna se trova un quadrifoglio?
Si, perché in fin dei conti anche il primo uomo non si sentiva solo: grazie al fatto che non sapeva contare. Anche il primo uomo forse era brutto, ma era solo e non lo sapeva: Eva si lo sapeva.
La vera arte esige la libertà, e la libertà non si può simulare. Purtroppo il mare della finzione è burrascoso.
..i sapori, i profumi, i colori della mia terra…..