Sep
27

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15 Comments

  • Libero

    Diceva J. Lec che quando i re sono nudi anche i servi si tolgono in fretta la livrea. Santa verita’. Accade da noi che molti servi sono in procinto di spogliarsi. La qual cosa non sarebbe preoccupante. Preoccupa invece l’incremento degli ordinativi di nuove livree. I servi si tolgono la vecchia casacca, ma per cambiarla con un’altra. Semplicemente si trasferiscono da un palazzo all’altro, da un ex padrone caduto in disgrazia ad un nuovo padrone emergente. Il fatto piu’ curioso e’ che alcuni servi servitori di fama sulla piazza della servitu’, frequentano, di questi tempi, sartorie per vestiti da padrone. Il fenomeno incuriosisce gli studiosi del costume e del malcostume. Se un servo diventa padrone, il padrone che fine fa? Le possibilita’ sono due. Il padrone si trasforma in servo o diventa padrone in un’altra casata. Il cambio di casata e’ frequente. Si ha cosi’ che i servi scompaiono lentamente dalla piazza e i padroni aumentano di numero. E quando ci sono troppi padroni gli spazi nelle casate si riducono. Riducendosi gli spazi, la lotta per conquistarli si fa dura. Assistiamo allora ad una battaglia senza esclusione di colpi bassi. I sudditi assistono quasi impotenti alle liti nelle casate e tra le casate. Padroni contro servi, servi contro servi, padroni contro padroni. In queste strane partite neanche il ruolo di tifoso e’ piu’ consentito al suddito.

  • Libero

    Cari amici del blog spesso non e’ necessario rubare per essere un ladro. Cosi’ come non e’ necessario concedersi a uomini diversi per essere una meritrice. E neanche e’ indispensabile uccidere per essere assassini. Basta manipolare le coscienze, distorcere le informazioni, darla a bere come si crede, per diventare ladri della liberta’, assassini delle virtu’ civiche. E’ sufficiente raggirare le regole in piena legalita’, commettere abusi che sembrano gesti di bonta’, per distruggere la moralita’ pubblica, per fare a pezzi la fiducia dei cittadini. Ormai sono sempre piu’ frequenti gli episodi di dubbia trasparenza, di dubbia moralita’, di dubbia bonta’. Sui giornali leggiamo continuamente notizie in tal senso. Che fare? Non lasciamoci ingannare dalle museruole decorative, dalle catene con i diamanti: servono comunque a tenerci al guinzaglio. Non lasciamoci ingannare dalle grandi parole, spesso non esprimono altro che il vuoto. Allontaniamoci da coloro che per rimirare il proprio ombelico acconsentano a piegare il capo. Rifiutiamoci di pagare a caro prezzo la paccottiglia che ci propongono ogni giorno. La stupidita’ e’ madre del malaffare, ma i padri sono spesso geniali. Chiediamo il divorzio, e’ legale. La politica ha anche lati oscuri, e’ cio’ che resta della sua decenza. Coraggio amici, anche i piu’ potenti “erano” immortali.

  • Libero

    Cari amici del blog, certe persone sono come i nani e i poeti: quando stanno seduti non hanno i piedi per terra. Certe altre sono cosi’ stupide che in una gara tra stupidi arriverebbero seconde. Ce ne sono altre, invece, che oltre a tenere i piedi ben piantati per terra, arriverebbero primi nella gara. Le persone sono diverse e varie. Ti capita il tipo presuntuoso che fa errori di grammatica anche quando sta zitto. La vita pubblica e’ una scena dinamica e variegata. C’e’ chi spera in tempi migliori, e sogna un minuto di 45 secondi e un’ora da 50 minuti. Nella vita pubblica bisogna saper cogliere ogni sfumatura di questi personaggi, valutare bene gli effetti del loro copione e delle loro azioni. Il rischio e’ che noi si faccia da spalla a questa gente. Percio’ vi dico di riflettere prima di pensare e di pensare prima di tacere. La sanità privata e quella pubblica sono un virtualismo anticostituzionale: esiste l’esercizio della funzione pubblica, esiste lo scopo pubblico. Che sia Tizio o sia Caio a garantire la salute, la salute è pubblica di diritto.

  • Libero

    C’e’e gente che al minimo chiacchiericcio si infastidisce, ma non per questo ne ricava silenzio. Tacere e’ il loro sogno. Il problema e’ che hanno la pretesa di sognare anche per gli altri. Per fortuna almeno il sogno non possono togliercelo. Ed e’ impossibile sognare per un altro. Non si puo’ dormire nel sonno del vicino. Non si puo’ intimidire l’addormentato. Ma c’e’ chi non si arrende e continua a provarci. Forse non ci resta che tacere, ma non per questo, signori, ne ricaverete consenso. Il con-senso e’ condividere un significato e una direzione, condividere il senso appunto. Per condividerlo bisogna parlarsi, ascoltarsi, aprirsi, mettersi in gioco, fidarsi. Ma se il minimo chiacchiericcio vi infastidisce!… E’ quindi probabile che non cercate il con-senso, ma il non-senso. Ossia l’insignificante senza orientamento che si affida alle vostre sacre e indiscutibili promesse. Preferite il taciturno con la barbetta bianca e le corna dritte e corte, che quando e’ costretto ad aprire la bocca, bela. Beeeee. No! Preferiamo la satira! W la satira

  • Libero

    Cagi, tagli alla sanità privata? Che ci vuoi fare! Siamo abituati agli effetti che ogni anno producono una causa diversa.

  • Libero

    Dovrebbero esistere dei prezzari che ci dicano cosa si deve fare a qualunque prezzo.

  • Libero

    Cari cosiddetti cittadini,. vorremmo applaudire, ma e’ difficile farlo a chi ti ha legato le mani. E’ accaduto che pur volendo schioccare palmi di mano in onore dell’amministrazione comunale, molti non possono farlo. Hanno le mani legate. Sono i giovani che non riescono a trovare lavoro. Sono le famiglie povere e i bambini in difficoltà. L’applauso non e’ consentito ai disabili che vivono disagi sempre maggiori. Ai malati che ancora non sanno che fine faranno. L’applauso e’ una forma di gioiosa approvazione di qualcuno o di qualcosa. Non si possono’ oggettivamente approvare la malasanita’ della Asl n. 1 e la quotidiana autoesaltazione del suo manager. E ci rattrista sempre di piu’ la spartizioni partitica nella gestione delle risorse pubbliche. A tutti quelli che possono o vogliono applaudire mi raccomando: applaudite pure, ma non sulla faccia del prossimo. E’ sempre possibile trovare facce toste, pronte a darvi pan per merenda o a cedervi il dente del giudizio. Ma forse, cari cosiddetti cittadini, a voi sta bene cosi’: cio’ che conta è che vi diano qualcosa, sempre e comunque, purche’ commestibile o adatto alla masticazione.

  • Libero

    Cagi non disperare: taluni dilettanti della politica hanno un’opinione cosi’ alta di se stessi che spesso gli pare di essere di bassa statura. Noi non siamo all’altezza dei nani!

  • Libero

    Cari amici del blog: che fine avete fatto? Mi connetto per leggervi e sono costretto a rileggermi. Non mi dite che sono una particella di sodio…? Forse avrete da fare, almeno quanto me, e non avete molto tempo per scrivere un messaggio. Già…ma chi è libero davvero trova il tempo per scrivere e non solo per leggere. Vi affacciate a questa finestra, date un’occhiata e richiudete le tende. Suvvia! un pò di sano ottimismo. Se non ci esprimiamo, rischiamo di dare fieno agli asini, anziché soluzioni ai problemi. Il rischio è reale, specie se l’opinione pubblica tace e quella privata si nasconde. In attesa di leggervi… vi saluto in silenzio.
    p.s. se non vi leggo, entro le prossime 24 ore dichiaro lo sciopero di opinione, per un’ora smetto di scrivere.

  • shahrazad

    Libero non scioperare, continua a scrivere! Anche se nessuno scrive in tanti ti leggiamo!

  • gulp

    ANCHE PER OGGI LA POLITICA NON È CONVOCATA.

    Il Consiglio Comunale affronta in una apposita sessione il problema del riordino ospedaliero.

    E’ sempre la solita solfa, tutti sono daccordo, tutti non vedono nulla oltre la punta del loro naso. Abbiamo un Consiglio Comunale alienato dall’esercizio della Politica e di conseguenza della rappresentanza.

    È ovvio, che si respinga al mittente il Piano Sanitario del ’97, la bozza di riordino redatta dai tre “”"saggi”"” e le ipotesi di rientro suggerite dal “liquidatore” Iannicelli.
    Oltre alla constatazione che la “salute è un diritto” ed anche una risorsa economica nulla!

    Nulla sulle radicatissime perversioni che caratterizzano l’organizazione delle risorse pubbliche in Basilicata.

    Nulla sulla lottizzazione delle cariche di manager super retribuiti reclutati nelle file dei partitoni, talvolta senza i requisiti necessari (apicalità).

    Nulla sulle ragioni Politico-Culturali, non solo locali ma di carattere generale alla base della progressiva erosione del welfare novecentesco. Ed è un ambito d’analisi, questo, la cui rimozione rende vana e per certi aspetti ipocrita qualsiasi dissertazione critica propugnata innanzi ad ogni taglio di servizio pubblico.

    Questa è Politica, è interrogazione sui modelli dominanti che reggono e conformano le nostre società.Solo attraverso questo percorso è possibile definirsi apologeta di un sistema dominante o oppositore.

    So che chiedere al Consiglio Comunale di Venosa di affrontare le questioni sul tavolo in termini Politici è da illusi. Per una richiesta di questo tipo potrei essere deriso da questi decurioni e liquidato con la solita banale e odiossissima affermazione “questo è idealismo noi dobiamo amministrare”.

    Ma amministrare cosa, senza una identità culturale e politica, senza passione?

    La risposta è nel tenore e l’oggetto dei discorsi che si fanno nell’ambito della così detta “verifica di maggioranza”: come dividersi assessorati e prebende.

    A questi nostri rappresentanti faccio un’appello: interpretate la questione del diritto alla salute in un contesto ampio, guardate alla corruttela endemica dei nostri apparati pubblici regionali (chiedetene una vera riforma) e non dimenticate che ci sono le vere potenze mondiali (le multinazionali) che sbraitano per accaparrarsi pezzi di welfare in dissoluzione.
    Per contrastare queste cose ci vuole la Politica e la Politica deve essere innanzi tutto un modo approfondito e complesso di guardare la realtà.

    Dai consiglieri queste cose le pretendo perchè nessuno li ha costretti a prendere in carico la rappresentanza degli interessi collettivi.

    È chiedere troppo?

    P.s. a questo punto Libero può interrompere lo stato di agitazione.

  • Libero

    Grazie shahrazad per l’incitazione. Eccomi a confermare che hai colpito nel segno. Torno a scrivere dopo una lunga astinenza di una domenica.
    Il resoconto di Gulp è un manualetto dedicato a chi deve esrpimere opinioni. Bene Glup, si può condividere o non condividere il tuo resoconto, ma ciò che conta è che lo hai scritto. Interrompo lo stato di agitazione e riprendo il mio Stato d’animo.
    Rileggo Gulp e tra un minuto scrivo.

  • Libero

    Caro Gulp, chiedi troppo? Ebbene si. Chiedi troppo assai, direbbe un mio amico di Acerra. Chiedi a chi amministra di amministrare, di avere qualche idea, di pensare sul da farsi, di trovare soluzioni. Chiedi a chi si occupa di politiche sociali e di welfare, di occuparsene seriamente. Chiedi a chi amministra di evitare ovvietà e discorsi fritti più volte nello stesso olio. Chiedi troppo, appunto. Ho sentito anche io dei discorsi in quel consiglio. Ti confesso che certi discorsi sembrano appartenere a gente che ha un vuoto enorme ricolmo di erudizione. Gente di una finezza esemplare: invoca il diritto di parola, per evitare il dovere di pensare. Le loro ombre sono più brave: fanno le stesse cose, senza sforzo.

  • Libero

    In giro ci sono muli che reclamano i finimenti del destriero, ma qualche volta per convenienza si appellano al privilegio della stupidita’ che spetta all’asino. Li riconoscete? Guardatevi intorno, cari amici, i quadrupedi antropomorfi sono in ogni luogo. Parlano come mangiano: troppo. E dicono niente.

  • Libero

    Cari amici, siamo in pieno scontro tra il piccolo e il grande. C’e’ chi vuole i cittadini piccoli per far sembrare grande l’impero. C’e’ chi vuole i cittadini grandi per far sembrare piu’ piccolo l’impero. I cittadini piccoli si nutrono di omogeneizzati di informazione agli estrogeni con gran quantita’ di additivi e coloranti, al gusto di verita’. I cittadini grandi si nutrono di informazione genuina, impastata con la realta’ e aromatizzata con il pubblico confronto e il libero esercizio delle opinioni. Tutta qui la differenza tra una democrazia e una gastrocrazia. A quelli che hanno le brache larghe, abituati a farsele cadere al primo boccone, diamo un consiglio: mettetevi a dieta.

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