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Grazie di “Informare e Resistere”
Il Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete
Fra poche settimane lanceremo la nostra nuova edizione on line. Ma per garantire la libertà di informazione tutti quelli che hanno un blog o gestiscono un sito devono darci una mano
Dunque ci siamo. Tra poche settimane Il Fatto Quotidiano sarà finalmente on line. In queste ore i nostri tecnici e i nostri giornalisti sono al lavoro per stabilire la data definitiva dell’uscita del sito in versione Beta. Poi, per tutta l’estate vedremo come funzionano le cose, ascolteremo i suggerimenti che ci arriveranno dalla rete, e entro l’autunno lanceremo la versione definitiva. Abbiamo molte idee. Le principali sono comunque due. La prima: fare anche sul web informazione senza padroni e censure. La seconda: dar vita a un sito che possa accogliere le opinioni e i pensieri di tutti, selezionando quanto ci sarà inviato o troveremo in Rete.
La sfida, non lo nascondiamo, è molto difficile. In redazione siamo in pochi e questa volta per coprire le spese e avere i capitali necessari per i nuovi investimenti dovremo raccogliere pubblicità. Per questo Il Fatto Quotidiano on-line dovrà avere tantissimi visitatori. Noi contiamo di riuscirci continuando a dire le cose che gli altri non dicono, raccontando storie e notizie che è impossibile leggere altrove. Ma questo non basta. Dobbiamo farci conoscere. Ed è qui che chiunque tiene alla libertà di parola, chiunque pensa che l’informazione nel nostro Paese sia messa in ginocchio non solo dalle leggi bavaglio, ma anche da giornali e tv al servizio del potente di turno, può darci una grossa mano. Vogliamo che tutti, ma proprio tutti, sappiano che il nuovo sito de il Fatto Quotidiano sta venendo alla luce. Per questo chiediamo ai blogger e a chi gestisce un sito di aiutarci mettendo a disposizione i loro spazi sul web per la nostra campagna di lancio. Stiamo lavorando a dei banner davvero poco convenzionali. Se siete disposti a ospitarli segnalate il vostro link a questa mail: iosupporto@ilfattoquotidiano.it
Entro pochi giorni verrete ricontattati e vi verrà fornito l’indirizzo di un link da dove potrete prendere il codice da inserire nella vostra pagina internet. La nostra richiesta è di tenere il tutto on line nel periodo di lancio del sito, che vi verrà comunicato quanto prima.
Del banner non convenzionale vi verranno anche fornite le specifiche tecniche e un tutorial utile per inserirlo correttamente . In alternativa abbiamo a disposizione anche un banner, per così dire, normale. In ogni caso l’importante è essere in tanti. Perché l’informazione libera è un bene di tutti e solo tutti assieme possiamo difenderla. E farla crescere.
Peter Gomez e Marco Travaglio
Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Durante la conferenza stampa con Mubarak Berlusconi inciampa su Google e chiama «Gogol» il motore di ricerca.
Bologna, Paladozza
L’augurio di Bologna
Ci siamo ripresi dal blackout, abbiamo respirato, ci siamo anche divertiti. Bastava vedere cos’era Bologna l’altra sera, dentro e fuori il Paladozza. Agli ascolti (ogni strumento usato per trasmettere ha moltiplicato la propria
audience), va aggiunta la forza della partecipazione nelle piazze. Prevedibile, ma non nelle dimensioni che l’hanno accompagnata. Un botto di fine campagna
elettorale che non si misura con lo share. Se ce ne fosse bisogno, le risposte
rabbiose di Berlusconi e dei suoi boys sono la prova più efficace del successo di Santoro.
L’impresa «obbrobriosa, incivile e barbara» è riuscita, la sfida è stata vinta, non solo dal punto di vista organizzativo, di questi tempi niente affatto secondario. Il significato politico più prezioso che arriva da Bologna è aver dimostrato di saper rispondere all’avversario sul terreno di scontro a lui più noto e favorevole: bucare con un contro-evento lo scudo che ancora protegge quel che resta (il peggio) del berlusconismo.
Ora comincia un lungo, difficile secondo tempo sui cui sviluppi naturalmente
molto influirà l’esito elettorale. Perché non basta contarsi, riconoscersi (si rischia l’autoreferenzialità), né a questo punto della deriva democratica è più sufficiente difendere la propria trincea, lasciando che nella maggioranza della società si perpetuino i medesimi meccanismi di formazione del consenso. C’è un altro servizio pubblico da mettere in campo al posto di una Rai «obbrobriosa,
incivile e barbara» che precipita il paese nell’inferno dell’ignoranza. Una macchina nemmeno governata dai partiti ma, dopo l’ultima deprimente esperienza di centrosinistra, dopo la legge Gasparri, fino alla chiusura di alcuni programmi, solo bottino di gruppi di potere organizzati per bande. Un sistema di disinformazione, generale e costante, con alcuni programmi fiore all’occhiello. La via per tornare a un pluralismo effettivo dell’informazione non sarà ristabilire lo stesso assetto e tirare avanti.
Il presidente del consiglio non si trattiene, invoca nuovi interventi dell’Autorità, ma intanto non si stacca dalle telecamere di tutte le televisioni del regno sapendo che solo così può recuperare indecisi, neutralizzare una buona fetta di astensionismo e provare se non a vincere, almeno a strappare qualche importante risultato regionale. Ma se vince o se perde, il campo di battaglia decisivo resta lo stesso. Per cambiare il senso comune, per ristabilire un contatto con chi non sa, non legge, non ha altro riferimento che Berlusconi,
bisogna entrare nella grande periferia della tv, tra la società più debole, che non merita la condanna a subire la violenza di un populista che la degrada e la incita alla retorica del capo e della plebe. Sempre che la sinistra sia capace di giocarsi una partita di queste dimensioni. A cominciare dal voto di domani.
[da "il manifesto", Norma Rangeri]





